La zucca è buona, lo so… ma come la faccio?

Eccomi di nuovo qui. Questo è un post che ho in serbo da tempo, che iniziai a scrivere poco la nascita del mio pargolo. Ho deciso di pubblicarlo comunque nella sua versione integrale, anche se con una decina di mesi di ritardo. Buona lettura!

E’ passato l’anno. Buon anno a tutti i miei lettori, e soprattutto buon anno a me. Un anno ricco di pannolini, ninne nanne, coccole e tante attenzioni per il mio piccolo erede, che ha pensato bene di fare un tiro mancino e nascere il 31 dicembre 😉

Passato il turbine (incrociamo le dita!) dei primi giorni, posso finalmente dedicarmi qualche minuto al mio blog e ai miei cari reader, per postare una ricetta da leccarsi i baffi.

Premessa: come la maggior parte delle ricette di questo blog, questa è frutto puramente della mia fantasia, esperienza per quanto breve, e creatività… insomma una prova bella e buona!

E si comincia!

La vellutata di zucca

Ingredienti

  • 450 gr di Zucca;
  • 200 gr di latte;
  • 40 gr di farina di piselli;
  • 1 Scalogno di grosse dimensioni;
  • 1 Cucchiaino di curcuma;
  • Sale grosso;
  • Salvia essicata;
  • Pepe nero q.b.
  • Vino bianco.

La Preparazione

La realizzazione di questa ricetta, in realtà, è molto facile. E’ necessario però porvi un po’ di attenzione, specialmente perchè utilizzando la farina di piselli (ovvero un addensante) è piuttosto facile ritrovarsi a fine cottura con dei grumi non voluti, e a quel punto il rischio di fare una figura bruttina è abbastanza alto :). Fatta questa precisazione, passiamo alle fasi della preparazione.

Tagliate la zucca a tocchetti, in modo da avere una dadolata grossolana. Preparate un trito di scalogno (o se preferite, una brunoise che fa più figo). Fate scaldare in una pentola un fondo d’olio, versate il cucchiaino di curcuma (in modo da profumare il fonod) e il sale, e fate imbiondire lo scalogno per preparare un soffritto profumato. A questo punto, unite la zucca, fate sfumare il tutto con un buon bicchiere di vino bianco. La mia raccomandazione qui è di non usare un vino troppo secco, o troppo acido. Quando il vino è evaporato, aggiungete la salvia, il latte e fate cuocere finchè la zucca non sarà cotta al punto di disfarsi (ci vorrà più o meno una mezz’oretta). Quando la zucca è cotta, con un mixer ad immersione frullate il tutto fino ad ottenere una crema liscia. A fuoco lento, unite la farina di piselli versandola a filo, facendo attenzione a rimestare con un cucchiaio di legno per tutto il tempo. Questo procedimento deve essere molto delicato, in modo da evitare il più possibile la formazione di grumi.
Terminata la farina di piselli, lasciate cuocere per qualche minuto in modo che la farina si cuocia e faccia “tirare” la vellutata.
A questo punto, non rimane altro da fare se non impiattare. Il mio suggerimento è di usare quelle belle tazze per vellutate o minestra. Versare un filo d’olio a crudo (un buon olio strutturato, ad esempio un toscano deciso) e magari servire con dei crostoni di pane casereccio fatto abrustolire.
Un risultato garantito.
Buon appetito!
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Less is More. Alla ricerca della perfezione, cioè la Carbonara perfetta

Bentornato!

Me lo dico da solo, dopo parecchio tempo che non posto alcuna ricetta sul blog. So che moltissimi di voi cari lettori (probabilmente nessuno 😉 ) avrà vissuto questi ultimi mesi nell’attesa spasmodica che io pubblicassi una nuova ricetta. Beh, eccomi qui. Con una ricetta nuova nuova, o vecchia vecchia, dipende dai punti di vista.

L’oggetto di questa ricetta è un piatto che praticamente ogni italiano ha cucinato almeno una volta. O per lo meno lo ha mangiato: la carbonara!

Se, come me, siete dei fan sfegatati di questo succulento piatto, vi posso assicurare che rimarrete soddisfatti di questa ricetta. Se volete fare una bella figura con un piatto che nella maggior parte delle volte viene così cosà, rimarrete altrettanto soddisfatti. Questa ricetta è, come al solito, il frutto di una mia ricerca personale sulla carbonara, vagliando parecchie ricette disponibili online, ma soprattutto di tanti tanti tanti tanti tentativi, inizialmente uno più deludente dell’altro ma poi…

Come sempre, la mia curiosità verso questo tipo di ricette così classiche (come il ragù alla bolognese, del resto) tende sempre ad individuare la formula originale piuttosto che la ricetta di qualche blogger fantasioso, e soprattutto in questo caso sono decisamente integralista verso l’originalità della preparazione. Fatto questo doveroso prologo, pronti… partenza…

Via con quello che non si deve fare!

Bene, siete tornati a casa da una giornata difficile. Avete una fame che mangereste un cinghiale vivo, e soprattutto avete una gran voglia di sentirvi appagati dal cibo. Perchè diciamocelo, quale miglior rimedio per un momento difficile se non una buona mangiata? Avete scelto di spararvi “una carbonarazza” e state mettervi a spentolare. Ordunque, scordatevi in modo categorico: Panna. Latte. Grana. Parmigiano. Pancetta (tralascio quell’orrore a cubetti che è tutto fuorchè cibo). Alcolici di ogni tipo. Se avete mai anche solo pensato di usare uno di questi ingredienti, allora non state preparando una carbonara. A seconda di quanto siete bravi, state preparando un simpatico primo piatto. Ma NON la carbonara. A questo punto possiamo passare agli…

Ingredienti!

Per due persone:

  • 200 Gr di pasta di grano duro (faccio pubblicità: io uso la pasta Garofolo, per me ha una cottura perfetta, spessore giusto, ottimo sapore);
  • 2 Tuorli d’uovo;
  • 1/2 Albume;
  • 50 Gr di Guanciale amatriciano;
  • 100 Gr di Pecorino romano (quello che si usa per fare il cacio e pepe);
  • Pepe nero;

Questo è quanto. Non serve null’altro. Già mi immagino le domande che vi frulleranno nella testa: solo? e come faccio a fare quella cremina strepitosa? Almeno, queste sono le domande che mi sono posto io quando ho letto la ricetta originale. Ci dev’essere un trucco mi son detto. E infatti è così. E lo scoprirete solo se leggerete

La preparazione

Bisogna dire una cosa: questo genere di piatti, tanto famosi e tanto buoni, suscitano un moto di timoroso rispetto quando ci si mette dietro ai fornelli per cucinare questo piatto di pasta. Ed è meritato, anche e soprattutto perchè la cosa più difficile è creare un effetto strepitoso con così pochi ingredienti. In fondo, la vera difficoltà sta nel fatto che la carbonara è un piatto semplicissimo e soprattutto velocissimo da preparare. Bisogna solo conoscere qualche trucchetto.

Per fare un’ottima carbonara, avete a disposizione non più di 15-20 minuti. Per un semplice motivo: gli ingredienti devono essere preparati tutti in contemporanea, perchè tutti hanno una cottura molto veloce.

Mettete sul fuoco una pentola d’acqua, leggermente abbondante. Prendete una ciotola per il bagnomaria (io ne ho una in acciaio con il fondo in silicone, semplicemente meravigliosa) e pucciatela nell’acqua della pasta.

Tagliate il guanciale… e qui si arriva al primo motivo di discordia tra gli aficionados: cubetti o striscette? Quanto grandi? Vi dico la mia: io faccio dei cubetti generosi (circa 5mm). Mentre aspettate che l’acqua bolla, grattate il pecorino con la grattuggia a grana fine, e preparate l’uovo.

Una volta che l’acqua arriva a bollore aggiungete il sale e buttate la pasta. Per la marca di pasta che ho indicato il tempo di cottura è circa 15 minuti, quindi questo è il tempo che avete per finire il piatto!

A parte mettete su fuoco vivo una padella a scaldare, senza alcun condimento, e metteteci il guanciale. Dovete tenerlo d’occhio e farlo saltare periodicamente, perchè il guanciale non deve in alcun modo bruciarsi. Il risultato che dovrete ottenere è quello di rendere i cubetti croccanti all’esterno, e lasciare morbido l’interno.

Mettete nella ciotola per il bagno maria il pecorino, e lasciatelo lì a sciogliere lentamente. Quando inizia a fondersi, unite uno o due cucchiai di acqua di cottura e rimestate lentamente il pecorino (più o meno lo stesso procedimento si fa per la cacio e pepe). A formaggio sciolto (ci vuole pochissimo) unite i tuorli e l’albume che avete preparato prima, una abbondante grattata di pepe, e rimestate dolcemente sempre nel bagno maria fintanto che non sarà pronta la pasta. A cottura ultimata, con la schiumarola (o con il forchettone per gli spaghetti avete scelto questi) togliete la pasta dall’acqua e fatela saltare nella padella con il guanciale. Dovete farla saltare per un paio di minuti, facendo in modo che la pasta assorba il grasso rilasciato dal guanciale e si insaporisca. Dopodichè, buttate la pasta così condita nell’uovo. Il caldo della ciotola del bagnomaria, insieme al calore della pasta permetterà all’uovo di cuocere a puntino.

A questo punto, non dovete fare altro che impiattare, fare un’ultima spolverata di pecorino e soprattutto un’abbondante grattata di pepe finale. Tenete conto che si chiama carbonara per un motivo… insomma è un piatto che deve ricordare il carbone, quindi come dicono a roma… e dajie!

Ecco, siete arrivati in fondo. Avete scollinato, e siete pronti per gustarvi la vostra carbonara in ricetta originale e soprattutto perfetta :-).

A questo punto, però, è doverosa qualche considerazione.

E’ vero, la carbonara è un piatto semplice. Ma, soprattutto in questo caso, semplice non è sinonimo di facilità. Tutt’altro, è estremamente difficile. Il mio è stato un lungo percorso fatto di tentativi spesso inutili e frustranti per arrivare a questo procedimento. E da quanto ho potuto imparare in questo tempo che cucino, il segreto di ogni piatto è il modo in cui viene preparato.

Come ovvio che sia, la parte più difficile sta nel riuscire a cuocere l’uovo al punto giusto, e nell’amalgamarlo correttamente con il formaggio fuso.

Quindi, non posso fare altro che augurarvi di fare tante prove. Ma vi posso assicurare che ne vale la pena.

Eccome 🙂

Buon appetito!

Quando si dice che ai bambini non piace… AKA la Zuppetta alla Scozzese

Ormai è dichiarato, il nostro (o la nostra, io e la mia dolce compagna siamo degli inguaribili romantici e non vogliamo sapere che cosa ci capiterà) erede sta per arrivare. Per mettere un pò di pepe alla gravidanza, ultimamente abbiamo festeggiato un compleanno speciale, che a coinvolto tutta la famiglia. E come non sfoderare una ricetta da leccarsi i baffi? Unica incognita, come sempre in queste occasioni, sono i nostri piccoli ruspanti bambini, spesso etichettati come difficili perchè questo non è buono, questo neanche… insomma si deve sempre preparare un menù scritto in… bambinese apposta per loro. O almeno questa è la consuetudine, l’idea comune. Beh, con mia somma sorpresa, non sempre è vero. E la sorpresa in questo caso è stata ancora più grande perchè la ricetta che sto per postare è ciò che non ti aspetti proprio possa piacere ad un bambino, tanto da cominciare a chiamarti Zuppa anzichè per nome 🙂

Ecco dunque, bando le ciance e via con

Gli Ingredienti

  • 125 gr di lenticchie rosse
  • 1 cipolla media
  • 3 carote
  • 3 patate medie
  • 1 cucchiaino di paprika forte
  • 1 cucchiaino di curcuma
  • 750 ml di brodo di verdure
  • 1 cucchiaino di basilico
  • 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • un pizzico di cannella

La preparazione

Tanto per incominciare, state attenti al tipo di lenticchie che usate: se sono quelle secche, ammollatele per le solite 24 ore, onde evitare di ritrovarvi con una zuppa buona per giocare alla tombola ;).

Tagliate tutte le verdure facendo una dadolata molto fine (o brunoise per gli intenditori molto chic ;)) con le carote e le cipolle. Con le patate, invece, fate una dadolata più grossolana, creando dei cubetti di circa un centimetro di lato.

In una pentola abbastanza capiente, scaldate un paio di cucchiai di olio EVO, unendoci la paprika e la curcuma. Se volete, potete fare come faccio io, e unire direttamente anche il sale, grosso mi raccomando, in modo da insaporire ulteriormente il condimento. Per il tipo di sale… beh il mio preferito è quello himalayano (quello rosa insomma), ma nulla vieta di usarne un’altro. Scaldate bene l’olio speziato (facendo ben attenzione a non far bruciare le spezie!) e quindi aggiungete la brunoise, facendo saltare qualche minuto (e se siete come il sottoscritto, attenti perchè il profumo del soffritto vi apre lo stomaco a dismisura ;)) dopo di che aggiungete lenticchie e patate facendole saltare anche loro per un 5 minuti circa. A questo punto, coprite il tutto con il brodo (mi raccomando, il brodo non fatelo con il dado ma con delle belle verdure che è: a) più sano e b) più gustoso), unite il concentrato di pomodoro e il basilico. Ecco, la fatica è finita. Adesso potete riposare le vostre stanche membra fino a che le patate non saranno cotte a puntino (circa un 40 minuti).

A cottura quasi ultimata, se volete fare centro, prendete del pane casereccio e passatelo in forno in modo da fargli fare una bella crosta (il massimo sarebbe bruschettarlo con un filo d’olio deciso) e fate dei bei crostini di accompagnamento.

L’impiattamento, come sempre, è frutto della fantasia più disparata. Nel mio caso, ho preso delle piccole cocotte in cui ho versato due mestoli di zuppa, aggiunto un filo d’olio EVO e una grattata di pepe, disponendo a fianco i crostini belli dorati e croccanti.

In questo caso, prendo come prova provata della bontà di questa ricetta i giudici più severi, ovvero i bimbi della mia famiglia. Che non solo hanno voluto il bis e la doggy bag, ma sono il vero motivo per cui ho postato questa ricetta.

Buon Natale a tutti!

P.S. come sempre, commenti, suggerimenti, e like sono i ben’accetti 😉

Una nota: come ovvio, questa ricetta non è farina del mio (o in questo caso nostro, visto che è stata un’idea della mia compagna) sacco. La zuppa scozzese è una ricetta tradizionale di quelle lande (ovviamente), e da quanto ho capito è abbastanza diffusa. Se volete indagare, qui trovate il link alla ricetta originale :).

Crema di porri e patate

Eccomi qui, di ritorno dopo un certo periodo di assenza.

Chi tra i miei lettori mi conosce, sa il motivo di questa mia lunga assenza, fatta di ecografie, preparativi per camerette, giri per negozi di bebè… insomma per dirla breve sono in felice attesa con la mia compagna del nostro erede!

Ma questo non è il luogo in cui parlare di bebè, piuttosto di cucina e ricette. Quindi bene, bando alle ciance! Questa è una ricetta che conosco da parecchio tempo, piuttosto semplice ma come per ogni buon piatto, la differenza tra un buon piatto e uno ottimo consiste semplicemente nella pratica. E nella ripetizione fino a che non si trova il giusto dosaggio degli ingredienti, i giusti tempi di cottura, e così via. Bene, ieri credo proprio di aver trovato il giusto equilibrio, tanto che il risultato è stato degno di un ristorante ;). Solo una nota: io ho un pessimo vizio, cioè quello di non dosare gli ingredienti. Almeno non sempre. Questa ricetta è fatta tutta “a sensazione”. Quindi, a dispetto delle misure che riporto, dovrete andare anche voi a sensazione ;).

Homemade garam masala. Photo taken in Kent, Oh...

Homemade garam masala. Photo taken in Kent, Ohio with a Panasonic Lumix digital camera (model DMC-LS75). (Photo credit: Wikipedia)

Cominciamo, al solito, con gli

Ingredienti

  • 1 Porro di grandi dimensioni, o 2 medi;
  • 2 Patate grandi, o 3/4 piccole;
  • 300-400 gr di latte;
  • 10-20gr Burro chiarificato;
  • Curry di Madras;
  • Garam Masala;
  • Sale rosa;

La preparazione

Pulite il o i porri dalla foglia esterna, tagliate il ciuffo alla base e la parte più verde e coriacea. Non tagliate completamente la parte verde, ma lasciatene una piccola porzione; questo darà alla crema una piacevole nota di porro pur rimanendo delicato. Pulite le patate, tagliatele a cubetti di circa un centimetro, un centimetro e mezzo.

Curry madras-spice

Curry madras-spice (Photo credit: Wikipedia)

In un tegame capiente, fate sciogliere una noce di burro chiarificato (ormai in casa mia questo è l’unico burro che entra) assieme ad una presa generosa di sale hymalaiano, e una buona spolverata di Curry (io ho usato quello di Madras, che ha una nota leggermente più terrosa rispetto a quello che si acquista al supermercato) e di Garam Masala. Una volta che il burro è sciolto e inizia a sfrigolare, versate i porri e fateli soffriggere per qualche minuto fino a farli dorare.

Quando la cucina sarà piena del profumo di porri, aggiungere (se ne avete, ovviamente, e a patto che non siate vegetariani) un mestolo o due di brodo di agnello e fate stufare per qualche minuto i porri. In realtà, credo che si possa usare qualsiasi tipo di brodo, l’importante è che non sia troppo saporito, né troppo forte perché si corre il rischio di coprire il sapore dei due ingredienti principali. Nella giusta quantità invece dona un sapore rotondo e avvolgente. Dopodiché, versate le patate e quindi il latte. Come regola, io di solito uso tanto latte quanto basta a coprire quasi del tutto le patate, ma non completamente.

Lasciate cuocere per un venti-venticinque minuti circa, con un coperchio, a fuoco medio. Vi accorgerete che la crema è pronta quando le patate si sfalderanno schiacciandole con una forchetta.

A questo punto, con un frullatore ad immersione frullate bene il tutto fino ad ottenere una bella crema. Se avete aggiunto un po’ troppo latte, non preoccupatevi, basterà alzare leggermente la fiamma e far restringere la crema mescolando continuamente per evitare che si attacchi tutto alla pentola (insomma, se nel frattempo la lavatrice ha finito la centrifuga, non andate a stendere, tanto il bucato non va da nessuna parte ;)).

Ed eccoci alla fine!

Due bei piatti fondi, versate la crema, e guarnite il tutto con un paio di crostini, una spolverata di pepe, e un filo d’olio (magari un olio toscano, bello saporito).

Posso garantirvi che rimarrete stupiti ;).

Buon appetito!

Una pasta al tonno?

Bentornati, cari lettori 🙂

Ecco qui un esempio di come un piatto solitamente un po’ banale, può diventare  con un po’ di fantasia una ricetta gustosa, e decisamente piacevole. Ovviamente la domanda nasce spontanea: ma che bisogno c’è di fare una ricetta per la pasta al tonno?

Beh, per due motivi: uno, è un po’ di tempo che non posto sul blog; due, siccome in fondo in fondo banale non è credo che si meriti un posto nella mia selezione di ricette.

Bene, pochi fronzoli, e via con la ricetta!

Ingredienti

per due persone:

  • 160 gr di pasta corta;
  • 160 gr di tonno al naturale;
  • 1 scalogno;
  • 2 bicchieri di latte;
  • 1/2 cucchiaino di curcuma;
  • 6 fili di erba cipollina molto lunghi;
  • Curry;
  • Pepe;

Preparazione

La preparazione di questo piatto è molto semplice, e anche decisamente veloce. Per prima cosa, in un piccolo tegame fate stracuocere il tonno, con uno dei due bicchieri di latte. Versate nel tonno la curcuma, e aggiungete anche una dose generosa di curry. Questo donerà un bel colore giallo, e il tonno si impregnerà del gusto terroso della curcuma, ma senza corprirlo del tutto. Lasciatelo andare per una decina di minuti circa, mentre nel frattempo l’acqua viene portata ad ebollizione.

Quindi, versate il tonno nel bicchiere di un minipimer, e frullatelo ben bene fino a che non diventerà una crema abbastanza densa.  Tagliate a questo punto metà dell’erba cipollina in modo molto sottile. Quindi, unite una parte del trito alla crema di tonno, e frullate ancora in modo da lasciar sprigionare il profumo della spezia nella crema.

Affettate a rondelle sottili lo scalogno, e fatelo soffriggere in un poco di olio EVO aggiungendo qualche grano di sale grosso (io per questo genere di piatti uso solitamente il sale hymalayano). Quando lo scalogno è imbiondito, versate la crema di tonno, unite il resto del latte, e lasciatelo cuocere fino a fine cottura della pasta.

A cottura ultimata della pasta, si impiatta!

Scolate la pasta, tenetela vicina con un coppapasta e aiutandovi con un cucchiaio versate la crema di tonno. Spolverate con il trito di erba cipollina restante la pasta. Quindi togliete il coppapasta, guarnite con una grattata di pepe nero e un filo d’olio EVO. Guarnite il piatto con due o tre fili d’erba cipollina, e portate in tavola.

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Buon appetito!

Una nota, io ormai da diversi anni mi sono affezionato ad una qualità di pasta napoletana che ha delle cotture più lunghe rispetto alla media. Ad esempio, per questo piatto ho usato una qualità di “sigarette ziti”, che ha una cottura di circa 15 minuti. Non voglio fare pubblicità gratuitamente, ma trovo che sia squisita oltre che una delle migliori marche sul mercato. Tra l’altro, producono anche una qualità di pasta senza glutine davvero ottima. Il motivo per cui la ricetta è stata taggata come Gluten-Free è che ho usato metà pasta di grano duro, e metà di pasta G.F.

Fegato alla veneziana rivisitato

Bene, eccoci qui, cari i miei lettori :).

Serata di cucina post-lavoro, quindi niente di eccezionale, per lo meno in termini di complessità di preparazioni, o altro. Però, per essere stato un esperimento della prima volta, mi vedo costretto a constatare che al risultato toglierei il “niente di”.

Tema della ricetta odierna, ovviamente, è il fegato! Che non è una cosa schifosa, tutt’altro.

Ricetta (la mia) che nasce dalla voglia di sperimentare, e di unire un tocco personale alla preparazione classica di un piatto che fa parte della tradizione della cucina regionale. Oltre ovviamente al doversi confrontare con un frigorifero che sì, è dotato di tanti ingredienti giusti, ma per la legge di murphy scarseggia di quel preciso ingrediente, o varietà, necessario per fare la ricetta autentica :).

Sicuramente non è un piatto da mangiare a mezzogiorno, magari durante un’intervallo di lavoro, però è doveroso sottolineare che, a dispetto di quanto si possa pensare, se non si usa una quantità industriale di grassi non è poi nemmeno così eccessivo, almeno da digerire 😉

Piatto semplicissimo, super-economico, che arriva direttamente dai romani ai giorni nostri. Anticamente accompagnato con i fichi, anzichè le cipolle, questo piatto ha subito diverse modificazioni, fino ad arrivare un bel giorno sulla tavola di un veneziano, che pensò bene di cucinarlo con ciò che aveva a disposizione, quindi anzichè i fichi, si “rassegnò” usando le si’ole, cioè le cipolle. Non devo certe essere io a tessere le lodi di un piatto che dal veneto è partito come un missile nelle alte sfere della cucina planetaria. In fondo, le cipolle stufate sono un piatto delizioso… se poi ci unite una frattaglia dal sapore così deciso bè, si vince facile facile.

E veniamo, dopo aver riempito questo post con un pò di chiacchiere che fanno sempre bene, alla sostanza.

Nota per chi non avesse mai letto il mio blog. A lato degli ingredienti che ho utilizzato, se diversi rispetto alla ricetta classica, non mancherò di indicare quelli “veri”.

Ingredienti (per 3 – 4 persone)

400 Gr di fegato di vitello (la tradizione vorrebbe quello del porcello. ma dove lo trovi ora?);

3 Cipolle di media grandezza rosse (anche se un veneto inorridirebbe, sapendo che non sono le sue care cipolle bianche di chioggia);

1 Bicchiere di vino bianco (nel mio caso, un generoso bicchiere di Verduzzo frizzante);

1 cucchiaino raso di Curcuma;

1/2 cucchiaino di Cannella;

15 gr di Olio EVO;

1 noce di Burro (io uso solo quello chiarificato. quindi vedete voi);

La preparazione

Bene, e ora, pronti con il cronometro! La preparazione di questo piatto è davvero veloce. E anche piuttosto facile. Io, che sono lento come una lumaca di solito, ho impiegato circa 45 minuti dal momento in cui ho messo le mani in frigorifero, fino a quando non mi sono seduto a tavola a gustarlo.

Ci sono due cose che bisogna rispettare, a mio avviso, per fare questo piatto davvero buono: il taglio degli ingredienti, e il tempo di cottura del fegato.

Si parte!

Affettate le cipolle MOLTO sottili, tagliandole a metà in modo da avere tante belle mezze lune. Per avere un riferimento di dimensione, io le ho tagliate dello spessore di circa un millimetro, due al massimo.

Nel frattempo, fate scaldare in una padella antiaderente la noce di Ghee (il burro chiarificato, per intenderci) assieme all’olio. Attenzione a non farlo bruciare, se non siete di mano buona con il coltello aspettate ;).

Mettete del sale grosso a scaldare assieme al condimento, e quando diventa caldo versate una la curcuma (all’incirca un cucchiaino raso), e una punta di cucchiaino di cannella. Lasciate che le spezie profumino l’olio, e quindi cipolle come se piovesse! Lasciatele appassire ben bene per un due o tre minuti, quindi versate metà bicchiere di vino (a temperatura ambiente, mi raccomando! altrimenti rischiate di fermare la cottura delle cipolle) e lasciatele stufare per un 15 – 20 minuti buoni. Per regolarvi, le cipolle dovranno essere belle morbide e leggermente cremose. Vedrete che la curcuma farà diventare tutto giallognolo, e la casa si riempirà di quel magico profumo che solo le spezie sanno dare :).

Bene, adesso viene il momento del fegato! Pulitelo dalla pellicina, e se dovesse avere ancora  i vasi sanguigni attaccati ovviamente pulitelo bene (altrimenti rimangono duri e gommosi). Se, come me, lo avete preso al supermercato probabilmente avrete delle belle fettine già pulite, ad eccezione della pelle sui bordi. A questo punto, tagliatelo in striscioline. Come riferimento, la dimensione varia dai tre ai cinque millimetri di spessore. Io l’ho tagliato a circa cinque millimetri, giusto per avere una buona consistenza.

E ora la parte più difficile. Cioè la cottura del fegato, perchè se sbagliate questa, potete tranquillamente lasciare i piatti in credenza, aprire il bidone della spazzatura, e potete “impiattare” direttamente per l’immondezzaio ;).

Vi ricordate che ci è avanzato metà bicchiere di vino? Ecco, questo è il momento di usarlo (e non di berlo). Versatelo in padella e fate saltare un po’ le cipolle in modo che si mescoli bene il tutto. SOLO dopo, versate il fegato affettato. Se volete, potete anche aggiungere una grattata di pene nero, per dargli quello Zic! che non guasta mai.

Piccolo accorgimento, fatelo saltare in padella. Ovvero, lavorate di polso, e fate saltare il fegato sul fuoco, proprio come fanno i grandi chef ^_^.

Continuate in questo modo per cinque minuti circa, e poi spegnete il fuoco. Fatelo riposare per un paio di minuti, non di più, e poi servite in tavola. Piccolo suggerimento, saltando il fegato, non state sempre con la padella sul fuoco. Bensì, alternate leggermente. Un po’ sulla fiamma (viva, mi raccomando) e un po’ fuori dalla fiamma in modo da mantenere la temperatura tale da far sobbollire leggermente il vino, ma non troppo da rendere il fegato gommoso (altrimenti sapete dove “impiattarlo” 😉 ).

Il risultato, a mio modesto parere, è uno spettacolo.

La curcuma lega perfettamente con il fegato e le cipolle, dando quel gusto leggermente terroso. E la cannella darà una leggerissima nota di freschezza all’olfatto.

Servite (manco a dirlo) con del buon vino bianco.

E ora la domanda delle domande: ma come faccio a sapere che il fegato è cotto bene? Ovviamente assaggiandolo mentre lo saltate ;). La consistenza della carne deve essere morbida, e per sapere il giusto grado di cottura, il fegato deve essere ben cotto all’esterno, mentre all’interno deve essere leggermente rosato. Se, come nel mio caso, sarà morbido e avvolgente sul palato, saprete di averlo cotto alla perfezione!

Buon appetito, e come sempre aspetto vostri commenti!

Una leccata al piatto

Buongiorno a tutti. Questo weekend è stato prolifico dal punto di vista culinario, infatti in un colpo solo, ben due ricette!

Prima di addentrarmi nel racconto della ricetta, voglio informarvi che l’argomento trattato è per le persone che non hanno preconcetti culinari. Sapete perchè? Perchè l’argomento di oggi è…. LA LINGUA!
A coloro i quali hanno provato ribrezzo nel vedere di cosa si parla, beh… vi do un consiglio spassionato. Prima arrivate fino in fondo, poi provate a fare il piatto, assaggiatelo, e ditemi cosa ne penserete poi. Solo allora potrete decidere se arricciare labbra e naso, e scappare via con fare disgustato ;).

Lo so, lo so, è un ingrediente poco usato al giorno d’oggi, ma personalmente mi ricordo che quando ero bambino si mangiava, così come tutte le altre interiora, senza grossi problemi.
La ricetta è veloce, direi abbastanza facile tranne forse in un paio di passaggi se non si è mai fatto cose tipo la caramellatura. Ma non è nulla di impossibile.

Una-leccata-di-piatto
Quindi, bando alle ciance e via! Si proceda con

Gli ingredienti

Per la cottura della lingua:

  • 250Gr di lingua di manzo;
  • 2 Carote;
  • 50 gr di sedano;
  • 1 Scalogno medio-piccolo;

Per l’aceto balsamico caramellato:

  • 20 Gr di zucchero bianco semolato;
  • 1/2 cucchiaio di burro (io ho usato quello di soja);
  • 20 Cl di Aceto balsamico;

La preparazione

La preparazione della lingua è facilissima. Non velocissima per via dei tempi di cottura, ma complice il fatto che di solito si serve fredda, è abbastanza pratica.
Mettete in una pentola circa 1L di acqua, il tagli di lingua che avete (io ho usato la parte posteriore, più morbida e più facile da cucinare), le carote tagliate in quattro, lo scalogno tagliato a metà, e il sedano. Accendete il fuoco, e per un’ora e mezzo lasciatela cuocere.
A mezz’ora dalla cottura, togliete la lingua dall’acqua e con un coltello affilato pulite la lingua dalla parte bianchiccia che la ricopre. Questo perchè la parte esterna della lingua diventa gommosa, e non è per nulla piacevole al palato.

Nota per la cottura: io ho usato un piccolo tegame in ceramica. Il motivo della ceramica, sta nel fatto che mantiene molto di più il calore rispetto ad una pentola in metallo, e quindi pur spegnendo il fuoco il cibo continua a cuocere lentamente, per circa una mezz’ora buona, e ammorbidisce notevolmente la carne della lingua.
Ecco, la ricetta si conclude praticamente qui. Nel senso, il grosso della ricetta in termini di tempo e fatica sta qui. Adesso arriva l’impiattamento!

Il contorno e la guarnizione

Il contorno vien da sè. Avendo fatto cuocere la lingua con le carote, ne ho attinto a piene mani.
In una padella, ho scaldato fino a far bollire due o tre cucchiai del brodo di cottura della lingua.
Ho affettato a rondelle sottili, di uno spessore di circa 2-3 millimetri, le carote bollite, e le ho buttate in padella a scaldare. Quando il brodo ha iniziato a restringersi, ho unito un pò di vino bianco (Chardonnay Yellow Tail, avanzato da questa ricetta 😉 ), e le ho fatte saltare per qualche minuto. Giusto il tempo di far prendere alle carote la leggera acidità del vino, tanto una volta bollite non serve cuocerle ovviamente.
Per la guarnizione, invece, ho optato per dell’aceto balsamico caramellato al burro di soja. In una padella rigorosamente anti-aderente, ho versato lo zucchero e un mezzo cucchiaio di burro di soja, facendo caramellare leggermente lo zucchero. Una volta che lo zucchero inizia a caramellare, ho aggiunto l’aceto balsamico, e l’ho lasciato cuocere per ancora un paio di minuti circa. Per scelta mia, ho deciso di non far caramellare eccessivamente lo zucchero, in modo da lasciare una sensazione di leggera granulosità all’aceto, per dare una nota di leggera croccantezza anche alla guarnizione.

L’impiattamento

Tagliate a fette molto sottili, quasi fosse un carpaccio, la lingua. Disponete in un angolo di un piatto bianchissimo (io non sopporto i piatti decorati con cagnolini, fiorellini, o altre robe simili… al massimo un filo che incornicia il piatto e basta) le carote saltate. Nell’altro angolo, mettete le fette di lingua (quattro o cinque fette), in modo da formare un ventaglio. Guarnite la lingua con un filo di aceto balsamico, e fate un paio di decorazioni nel piatto.

2013-06-09 13.55.18L’assaggio

Potrò sembrare di parte, perchè in fondo me la sto suonando e cantando da solo, ma posso assicurarvi che è una delle cose più BUONE che abbia mangiato negli ultimi mesi. Consiglio vivamente di gustare tutti gli ingredienti insieme, perchè la dolcezza della guarnizione avrà come contrappunto il sapore acidulo delle carote, e la lingua (quella cotta, la vostra :P) si scioglierà letteralmente in bocca. Da acquolina solo a ripensarci!
Buon appetito!!!

Linguine al pesto rovesciato

Bentornati cari lettori!

Oggi stuzzicherò le vostre papille gustative con una ricetta veloce, semplice, ma decisamente gustosa. L’antefatto è banale, quasi sempre lo stesso… che cosa mangiamo per cena? Un’occhiata veloce al frigorifero, e dopo aver raccolto qualche ingrediente, entrato nel flow culinario, si parte!

Come sempre, anche dal nome del blog, la ricetta è per due persone.

Gli ingredienti

  •  120 Gr di Linguine;
  • 10 – 15 pomodori ciliegini ( a seconda della dimensione);
  • un quarto di porro (la parte bianca);
  • 4 anacardi tostati non salati;
  • 4 mandorle intere spelate (non tostate, nè sgusciate);
  • 3 gherigli di noce;
  • 1 Bicchiere di vino (nel mio caso, uno chardonnay Yellow Tail);
  • un mazzetto di basilico;
  • olio EVO;
  • sale;

La preparazione? di una facilità estrema.

Lavate per bene i pomodorini, e tagliateli in quattro parti, facendo bene attenzione a non farli scolare troppo. Con un mortaio pestate grossolanamente la frutta secca, tutta insieme.

Mentre portate ad ebollizione l’acqua, affettate finemente il porro, facendo delle fette di dimensione molto sottile. In una pentola scaldate bene l’olio con del sale grosso, e mettete a imbiondire il porro. Dopo circa un minuto, unite la frutta secca e fatela tostare leggermente. Quando la frutta secca inizierà a rilasciare gli olii essenziali, invadendo la cucina di quel delizioso profumo, unite i pomodorini. Fateli cuocere per un paio di minuti, in modo che inizino ad ammorbidirsi, quindi unite il vino e lasciate stufare per il tempo rimanente, avendo cura di saltare il sugo ogni tanto in modo da fare legare bene il sugo.

Se siete nei tempi, molto probabilmente appena prima di buttare i pomodorini avrete buttato la pasta. La qualità che uso io ha una cottura di 13-14 minuti, quindi sappiatevi regolare :).

A cottura ultimata della pasta, scolatela avendo cura di non farla asciugare troppo (io di solito uso un forchettone per gli spaghetti, o una schiumarola nel caso della pasta corta) e unitela al sughetto. Aggiungete il basilico tritato a coltello, e fate saltare il tutto per uno o due minuti al massimo, così da far insaporire la pasta con i liquidi del sugo.

Aiutatevi con una forchetta ed un mestolo per impiattare (così da fare quei meravigliosi conetti di pasta che si adagiano nel piatto), e decorate la pasta con il sugo.

Gustate la pasta, innaffiando il tutto con del buon vino bianco.

Buon Appetito!

Una nota sul vino

E’ vero, noi amatori di solito usiamo il vino che è avanzato per cucinare, dando un pò poca importanza magari a quale vino sia esattamente. Bè, questo può essere un errore, e può portare a conseguenze disastrose nella realizzazione di un piatto. Quindi, qualora non aveste idea di cosa diavolo sia lo Yellow Tail, vi suggerisco di usare un vino bianco, con un boccato fruttato e dolciastro. Mi raccomando, per la carità del cielo, non usate un vino troppo acido 😉 !

E l’immancabile variante

A proposito, nemmeno a dire che potete tranquillamente cambiare la versione della ricetta, utilizzando della meravigliosa pasta senza glutine. Nel mio caso ho preparato una versione con la pasta “normale” e una con la pasta senza glutine. I commensali hanno ovviamente gradito entrambe le versioni 🙂

La focaccia Gluten-Free… meglio di quella normale!

Ciao a tutti cari i miei lettori. Non so quanti siete, se quello che scrivo vi piace, ma so che almeno UN lettore ha apprezzato quanto ho scritto su queste pagine digitali. Quindi spinto dall’entusiamo, posto questa ricetta che ho appena sfornato.

Premetto una cosa. Non sono mai stato un appassionato di cucina senza glutine, e sebbene sia un pò di tempo che cucino anche con farine “speciali”, non sono mai stato del tutto convinto dei risultati ottenuti. Più che altro perchè nel confronto con le versioni “tradizionali” perdono sempre.

Bè, questo non è il caso. Anzi, tutt’altro.

Partiamo dall’inizio. Come dicevo, è un pò di tempo che per problemi di intolleranze mi trovo costretto a cucinare con le farine senza glutine. Questo mi ha portato ad esplorare il magico mondo delle farine alternative, e vi assicuro che è davvero un mondo incredibile. In uno dei miei post precedenti, avrete intuito il mio amore spassionato per la pizza.

Come non fare quindi la pizza, o meglio i lievitati in generale, con la farina senza glutine?

Ecco, qui si presenta il primo problema: se per la pizza “normale” ci sono mille modi per farla sbagliata, usando queste farine “speciali” ci sono almeno 10 volte in più di possibilità di fare una pappa immangiabile.

A meno che non vi imbattiate in un post di un matto come me che tenta e ritenta…

L’oggetto di questo post, ovviamente, non è la pizza. Però tenete conto che la ricetta è sostanzialmente identica. Variano solo alcune dosi negli ingredienti, e ovviamente non mancherò di segnalarli.

Una nota ulteriore: visto e considerato che queste farine sono abbastanza complicate da usare, almeno da un punto di vista “emotivo” (ho messo troppa acqua? troppo poca? noooooo ma ‘sta roba non verrà mai), oltre alla ricetta in sè cercherò di guidarvi evitandovi dei risultati disastrosi… ovvero quelli che ho ottenuto io all’inizio :).

Siamo, pronti allora… comincino le danze! 🙂

Gli ingredienti

Per circa 600 gr di impasto finale:

Per il Poolish

100 gr di farina gluten-free;

100 ml di acqua;

10 gr di lievito di birra fresco;

Per l’impasto

350 gr di farina gluten-free (ovviamente la stessa :-));

300 ml di acqua;

5 gr di lievito;

40 gr di olio EVO (per la pizza usatene 20);

sale q.b.

La preparazione

Se avete letto il mio post sulla pizza, e soprattutto questo post, allora siete a cavallo. Sapete già un buon 70-80 per cento di ciò che serve sapere per fare un’ottima focaccia. Ma che cosa lo leggiamo a fare allora se è identico agli altri, direte voi? Bè, il segreto di un buon intrattenitore è svelare i propri trucchi un poco alla volta. Quindi leggete fino in fondo ;).

Preparate il poolish, scogliendo il lievito nell’acqua, e poi unendolo alla farina. Impastate per poco tempo, un paio di minuti in linea generale, e poi chiudetelo con la solita pellicola e dimenticatelo per quelle 6-8 ore che non guastano mai.

Vi raccomando una cosa: se quando togliete la pellicola, sentite un odore acidulo NON VI PREOCCUPATE. Non buttatelo via, presi dalla preoccupazione che sia andato tutto a male. Anzi, l’odore indica che l’impasto è vivo.

Ai più attenti, sarà saltato all’occhio subito che rispetto all’uso delle farine glutinose per il poolish bisogna usare una quantità di lievito molto più alta. E’ presto detto: l’assenza del glutine, non permette a questo tipo di farine di legare, e di interagire in modo corretto con il lievito (non sono un chimico, quindi perdonatemi dovessi dire delle bestialità). Quindi, è necessario utilizzare una quantità molto maggiore di lievito rispetto al solito. Il fatto di usarlo nel poolish permette di avere una base molto più forte, e di creare dei lieviti più efficaci, evitando che l’impasto una volta cotto sappia solo di lievito e null’altro. Infine, a differenza del poolish “normale”, questo poolish lieviterà circa due o tre volte in più, creando molti più alvei.

Una volta pronto il poolish, pronti per preparare l’impasto vero e proprio.

Mettete in una terrina abbastanza capiente la farina. Unite il sale, e miscelate con cura in modo da distribuirlo uniformemente e versate poco alla volta l’acqua in cui avrete sciolto il lievito. Nota: per il sale, io solitamente ne uso una presa ogni 100 gr di farina. Mescolate con una forchetta fino a che la farina non abbia assorbito completamente l’acqua. Al 99%, a questo punto avrete un guazzabuglio tutto sparpagliato nella terrina, cioè nulla di paragonabile rispetto a quello che otterreste con la farina normale. La farina di riso assorbe l’acqua come una spugna, quindi NON vi preoccupate. Aggiungete il poolish, e continuate a menare la forchetta. Impastate per almeno un cinque o dieci minuti buoni, e se necessario aggiungete un filo d’acqua. Il risultato finale più che un’impasto lo definirei quasi una crema, o un formaggio cremoso. Quasi un mascarpone, via! A questo punto, versate l’olio EVO, e impastate con cura fino a fare assorbire completamente il grasso all’impasto.

Fine dei giochi: coprite la terrina con la pellicola, e lasciate lievitare l’impasto per un paio d’ore.

Una volta conclusa la lievitazione, spalmate (è proprio il caso di usare questo termine) l’impasto in una teglia coperta con della carta da forno su cui avrete cosparso della FECOLA DI PATATE (non troppa). Infarinate le mani con della fecola, e spargete per bene l’impasto. Cercando nel web, troverete alcuni posto in cui vi consigliano di ungere le mani e lavorare l’impasto così. Ci ho provato, in realtà i risultati non sono così eccezionali, e se come me non avete piacere ad impiastricciarvi le mani in modo eccessivo, la fecola è un ottimo espediente. Il suo potere ultra assorbente permette di asciugare l’umidità della pasta in superficie, dandovi la possibilità di stenderla in modo uniforme. Mi raccomando però. Occhio a non esagerare :).

Versate un po’ d’olio sull’impasto (non lesinate, state facendo una focaccia in fondo ;)), e infornate a 200°C.

Dopo una mezz’oretta abbondante sfornate, e lasciate raffreddare.

Focaccia senza glutine

Questo è il risultato, una focaccia croccante fuori, morbida e soffice all’interno. UNA FAVOLA. Infatti non sono riuscito a resistere, e la foto l’ho fatta dopo cena 😉

I trucchi

E’ il secondo posto in cui parlo del poolish. E dei tempi di lievitazione, che sono da rispettare. Bene, siccome anche io non ho sempre la voglia, o vista la mia sbadataggine il tempo, di aspettare tanto a lungo, voglio condividere con voi un trucco che ho imparato.

Potete accorciare i tempi, creando ciò che si chiama una camera di lievitazione. In sostanza, non è altro che un ambiente (ad esempio un forno) ad una temperatura più alta rispetto alla temperatura ambiente, di circa il tre volte. Quindi, forno a 60°C! E con questo trucco potete dimezzare letteralmente i tempi necessari a far lievitare un’impasto.

Mi raccomando, non cadete nella tentazione di aumentare la temperatura, altrimenti rischiate di di far cuocere l’impasto rovinando tutto. E un’ultimo consiglio, mettete nel forno una ciotola con dell’acqua per regolare il livello di umidità nella camera, evitando di fare seccare la superficie dell’impasto.

Buon appetito!

Agnello all’indiana italianizzato

Mi piace l’agnello e avrei sempre voluto mangiarlo all’indiana ma onestamento penso che non ne uscirei viva a causa dell’elevatissima concentrazione di spezie piccanti. Per questo motivo ho pensato di fare una versione leggermente meno piccante, e questo è un eufemismo…

La ricetta prevede di utilizzare agnello senza osso, ma se come me lo scongelate dal freezer senza ricordarvi che ha l’osso… beh, vi tocca dissossarlo e ridurlo a cubetti… alla fine mi sono ritrovata con circa 350 g di agnello a cubetti.

Ho preso una padella bassa e ho fatto scaldare un bel cucchiaio di olio con 1 cucchiaino di cumino, 1 di coriandolo e 1 di cardamomo verde fino a quando le spezie non hanno rilasciato il loro aroma all’olio e allora ho tolto le spezie. A quel punto ho messo una cipolla media tagliata grossa e 2 spicchi d’aglio, di cui uno senz’anima, schiacciati con una forchetta, quindi ho aggiunto 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere, 2 cucchiaini di curcuma, 1 punta di cucchiaino di peperoncino in polvere, 4 chiodi di garofano, circa 4 cm di stecca di cannella, una grattata generosa di pepe e un pizzico di sale.

Amalgamate le spezie, ho aggiunto circa 200 g di patate tagliate a cubetti abbastanza piccoli quindi ha fatto cuocere per 5-6 minuti; a bisogno ho aggiunto un po’ di acqua e regolato di sale.

A questo punto ho messo l’agnello e una punta di concentrato di pomodoro e ho fatto cuocere per altri 15-20 minuti. Ho aggiunto in totale circa 100 cc di acqua. Giusto negli utlimi 5 minuti ho messo 2 cucchiaini di garam masala e una gratta grattatina di pepe.

Conclusione: un buon piatto molto speziato ma non immangiabilmente piccante, almeno secondo il mio palato; secondo la mia dolce metà, maggiormente amante del piccante e più esperto di cibo internazionale, era decisamente molto buono non piccante e tendente ai sapori indiani. La combinazione di spezie è veramente azzeccato senza predominanze e senza contrasti strani. Provare per credere.